RIVIS GIOVANNI Eccellenza nel campo geo-minerario.

Alla Segreteria dei Periti Minerari di Agordo
e alla c.a. del Presedente dei Periti Minerari di Agordo

Gent.mo Presidente,
provo a mettere in fila, in maniera molto succinta, il mio curriculum.

Sono nato a Voltago Agordino, frazione Digoman, il 30 agosto 1936, ultimo di quattro fratelli: Modesto, Umberto, Luigi e Giovanni.
Ho frequentato la scuola elementare a Voltago. Al termine delle elementari ho frequentato per 2 anni l’avviamento professionale ad Agordo. Nel 1949 ho smesso gli studi e per tre anni ho fatto il seggiolaio: due a Busto Arsizio e un anno a Botticino Sera (Brescia).
La vita del seggiolaio non era tutta rose e fiori, ma è stata sicuramente una buona maestra di vita. L’impatto con una grande città, ancora con molte macerie, retaggio delle distruzioni della guerra, in bella mostra, mi ha molto impressionato e le ricordo ancora molto bene.
Essere lontano dalla famiglia in così giovane età, è stato molto duro, all’epoca non esisteva il telefono per poter comunicare con la famiglia, la posta funzionava in qualche maniera, quando ti prendeva la nostalgia erano dolori. Normalmente la stagione (periodo di lavoro) iniziava nel mese di settembre e terminava nel mese di giugno. Il compenso per la prima stagione è stato la fornitura di un paio di pantaloni di fustagno alla zuava. La seconda è stata molto più remunerativa: cinque lire per ogni sedia che riuscivo a trovare.
La terza stagione, più breve delle precedenti (settembre ’51 aprile ’52, con un breve intervallo per le feste di fine anno) l’ho passata a Botticino Sera con mio zio.
Ad aprile 1952, come ricordato, sono ritornato a Digoman e grazie all’aiuto dei miei fratelli ho ripreso gli studi.
La maestra Carmela di Frassené, donna eccezionale sotto tutti i punti di vista mi ha preparato per sostenere l’esame di terza avviamento, naturalmente, dato il breve tempo di studio, sono stato rimandato a settembre come si diceva a quei tempi. Promosso a settembre ho sostenuto immediatamente l’esame integrativo per essere ammesso alla scuola superiore, scuola che ho terminato il 10 luglio 1957 conseguendo il diploma di Perito minerario.
A questo proposito una nota personale: tra i tredici diplomati del 1957 sono stato l’unico, nell’arco di cinque anni, ad essere sempre stato promosso a giugno. Il pensiero di dover fare dei viaggi extra lungo le caorere da Digoman ad Agordo ti spronava a cercare almeno il 6 per essere promosso a giugno.
Il 15 luglio 1957 sono stato assunto dalla Prealpina Industria del Refrattario di Schio (il posto di lavoro mi era già stato offerto l’anno precedente). Sono rimasto a Schio con la mansione di capo fabbrica e responsabile del laboratorio delle analisi chimiche delle materie prime e dei prodotti finiti sino all’autunno 1960. Nel frattempo, marzo 1958 agosto 1959) ho adempiuto agli obblighi militari (7° Alpini).
Avendo sempre avuto l’idea di viaggiare il mondo nell’autunno del 1960 mi sono licenziato dalla Prealpina e sono riuscito a farmi assumere dall’ “Agip Mineraria”. Faccio una breve divagazione per spiegare come sono riuscito a farmi assumere dall’ “Agip Mineraria”.
Il mio desiderio era quello di girare il mondo per poter acquisire esperienze nuove, sia dal punto di vista culturale che di lavoro. Un mio cugino, Ganz Nicola, perito minerario, all’epoca cittadino americano, nell’autunno del 1960, di ritorno dall’Australia dove era stato per consegnare una fornitura di attrezzatura per miniera, passò per Digoman e mi disse che un’impresa italiana che operava in Australia cercava tecnici minerari. Detta impresa aveva un ufficio di collocamento a Torino. Avuto l’indirizzo andai a Torino, dopo un breve colloquio con un colonnello di artiglieria che fungeva da esperto, raggiunsi un’intesa di massima riservandomi di dare una risposta definitiva entro breve termine. Nel viaggio di ritorno, arrivato a Milano in serata e non trovando treni idonei per raggiungere casa, decisi di pernottare a Milano. Scendendo dalla scalinata della stazione centrale incontrai Facciotto Gino, mio ex compagno di scuola che non vedevo da alcuni anni. Dopo i convenevoli di rito, mi disse che era stato convocato dall’Agip e che sarebbe stato assunto appena terminato il servizio militare. Fattomi spiegare come raggiungere l’ufficio Agip, la mattina seguente mi presentai alla segretaria del capo ufficio personale: declinate le generalità dissi che ero stato convocato per discutere per una eventuale assunzione. La segretaria mi chiese di mostrarle il telegramma di convocazione, con una buona dose di faccia tosta, cosa che non guasta mai se usata senza strafare, dissi che lo avevo dimenticato a casa. Mi rispose che non era importante perché lei aveva sicuramente la copia. Nel mentre la cercava tra le varie decine di telegrammi (era il periodo del boom economico) mi tolse dall’impiccio l’arrivo del capo del personale, la segretaria gli spiegò la situazione aggiungendo che però non trovava il telegramma di convocazione. Il capo mi chiese di dove ero, sentito che ero un perito minerario di Agordo disse alla segretaria di farmi accompagnare presso l’ufficio geologico e che per quanto lo riguardava potevo considerarmi assunto. All’ufficio geologico lavoravano già diversi periti minerari agordini, data la facilità e l’immediatezza dell’assunzione bisogna dire che chi ci aveva preceduti avevano seminato molto ma molto bene.

Il 1° gennaio 1961 ero a Gela (Caltanissetta) e una delle prime persone che ho incontrato è stato un altro perito minerario di Cencennighe: Faè Giancarlo, subito dopo altri periti dell’agordino, Costa da Martin, De Col di La Valle ecc.
Nel settembre del 1961 mi sono sposato con Annamaria Bertolucci dalla quale ho avuto i miei due figli: Mario nato nel 1962 e Germana nata nel 1964.
Nel giugno 1962 ho avuto il mio battesimo dell’aria: volo Milano-Roma-Benghazi. Sono rimasto in Libia per due anni, fino a giugno 1964 con la mansione di geologo di cantiere. In questo periodo sono stati perforati oltre 20 pozzi con profondità oltre i 3.500 metri nella concessione 82. Questa concessione è situata nel sud est della Libia, lungo il confine egiziano con una superficie di oltre 30.000 kmq, pietrosa (legno silicizzato) e pianeggiante nella parte nord, piena di lunghe catene di dune nella parte centro meridionale, orientate nord-sud, distanziate in alcuni punti qualche centinaia di metri e in altri punti anche più di un chilometro. A volte per poterle attraversare con i mezzi meccanici bisognava fare anche 20-30 km. A mio arrivo in cantiere ho trovato due periti minerari: Daiprà di Taibon e Mosca Giovanni di Agordo, entrambi con la mansione di geologo di cantiere.
Il 20 agosto 1964 altro volo: Milano-Roma-Lagos, contratto biennale, 10 mesi di lavoro, 20 giorni di ferie in Italia. In questa avventura sono stato l’unico agordino. Nei primi dieci mesi sono stati perforati tre pozzi nel Delta del Niger (Biafra) nella zona a nord di Port Harcourt. Questo contratto sono stato costretto, mio malgrado, ad interromperlo dopo dieci mesi per questioni sanitarie (malaria perniciosa).
Settembre 1965 altro volo: Milano-Roma-Benghazi. Questa volta la permanenza in Libia è stata più lunga: sino all’11 settembre 1970, quando venni espulso assieme ad altri italiani in ossequio alle nuove leggi entrate in vigore dopo la rivoluzione. Durante questo periodo ho cambiato, su mia richiesta, servizio: dal servizio geologico al servizio perforazione. Durante questo mio secondo periodo in Libia ho avuto il piacere di vedere la scoperta di un grande giacimento di petrolio, scoperta avvenuta nella concessione 100 adiacente alla 82 nel 1968) nella doppia veste di Company Man e di Geologo di cantiere.
Dopo il rientro in Italia ho incominciato ad interessarmi della perforazione in mare: dapprima sulle piattaforma fisse, poi sulle mobili, poi sulle galleggianti. Tra questa ultime il Discoverer Seven Seas all’epoca la più moderna piattaforma drilling ship esistente, sulla quale ho passato 4 anni (1978-1982).

Riguardo D.S.S. ricordo con nostalgia un apprezzato riconoscimento ricevuto nel lontano 1979 dalla Texaco Canada (allego la foto della targa che mi è stata data).
La mia attività professionale si è svolta tutta, tranne i primi 3 anni dopo il diploma, con l’Agip, però questo particolare riconoscimento l’ho ricevuto da una oil company concorrente e spiego il perché. Nel 1978 ho avuto la fortuna (e vorrei dire l’onore) di essere inviato dall’Agip a prestare la mia opera a bordo della più moderna e up-to-date, dal punto di vista tecnologico, piattaforma mobile a quel tempo esistente al mondo: Discovere Seven Seas (D.S.S.).
Negli anni 1960-1970 tutte le oil company si erano buttate alla ricerca di idrocarburi nel mare, e molti giacimenti importanti erano stati scoperti in acque relativamente poco profonde da poche decine di metri fino a poche centinaia. Se in acque così basse esistevano giacimenti così importanti perché, alcune oil company pensarono, non possono esistere anche in acque più profonde?
Nel 1975 quattro oil company (Agip – Getty Oil – Phillips – Ispanoil) unirono gli sforzi e decisero di far costruire una piattaforma (in questo caso optarono per il tipo “drillship”) capace di perforare pozzi in acque profonde sino a tremila metri o più.
Le piattaforme mobili fino allora in uso erano tenute ferme tramite un vasto sistema di ancoraggio, cosa non più tecnicamente possibile quando si trattava di perforare in acque profonde migliaia di metri. Pertanto la piattaforma studiata doveva essere tenuta ferma in postazione tramite l’utilizzo di un sistema di eliche governate da un computer: posizionamento dinamico (dinamyc position). In grandi linee: una volta stabilito dove si dovrà perforare il pozzo si getta a fondo mare un beacon, sorgente di ultrasuoni opportunamente zavorrato sul quale sono inserite le coordinate del pozzo, il quale ogni 2 secondi emette un segnale che viene captato da un transponder situato sulla piattaforma, detto segnale viene inviato al computer che lo elabora e controlla che la piattaforma sia sempre sulle coordinate del beacon. Il segnale così elaborato dal computer viene inviato ai motori che comandano le eliche, le quali provvedono a spostare la piattaforma, se necessario sul centro pozzo. È permesso uno spostamento massimo dell 0,3-0,5 % della porfondità d’acqua.
NOTA: questo era il sistema usano negli anni ’70, ora con lo sviluppo della tecnologia spaziale mi risulta che venga usato il sistema GPS.
Il Discoverer Seven Seas è munito (uso il verbo al presente perché è tuttora operante) di due eliche da 26.000 HP per la traslazione orizzontale (eliche che vengono normalmente utilizzate per la navigazione) e da 6 eliche intubate (“thrusters”) ognuna da 3.000 HP utilizzate per lo spostamento trasversale.
Ognuna delle quattro compagnie si era impegnata a tenere a bordo, con rotazione turnaria di 28 giorni, tre tecnici, laureati e con buona esperienza di perforazione in mare, per un totale di 12 persone. Dopo circa un anno di attività di perforazione un tecnico Agip chiese di essere sostituito. La direzione mi chiese di prendere il suo posto. Accettai, però feci anche presente che il mio titolo di studio era il diploma di perito minerario. Mi fu risposto che se mi avevano proposto tale incarico un motivo c’era. Sinceramente non indagai accontentandomi della risposta.
Nel gennaio del 1978 arrivai a bordo del D.S.S. in Congo e devo dire che i primi 28 giorni furono alquanto duri. Ero quasi un corpo estraneo per gli altri 11 tecnici, i quali, per inciso, avevano anche seguito tutta la costruzione della piattaforma (Corea, Giappone, USA) e si trovavano a bordo da circa 3 anni. Tutto andò per il meglio e al termine dei 28 giorni fui ufficialmente ammesso nel gruppo tanto è vero che ci rimasi fino al maggio del 1982, periodo che ricordo ancora con molta nostalgia.
In quel pozzo in Congo (Sangha 1xa), si stabilì nuovo record del mondo per profondità d’acqua 1.325 metri.
Nel marzo del 1979 mentre si stava perforando un pozzo in Ghana, fui avvertito che il D.S.S. era stato preso in contratto dalla Texaco Canada per perforare un pozzo al largo dell’Isola di Terranova e che un tecnico Texaco sarebbe venuto a bordo per scegliere 6 tecnici fra i dodici da portare in Canada. Essendo la Texaco americana, il tecnico selezionatore californiano, 6 dei tecnici a bordo pure americani, noi italiani iniziammo a preparare i bagagli per il rientro in Italia. Fu invece una gradita sorpresa quando mi comunicarono che ero stato prescelto assieme ad un altro italiano e 4 americani per questa nuova avventura. Il pozzo da perforare era situato a 172 miglia a nord est di Terranova, coordinate latitudine 49° 37’ N, longitudine 49° 17’W, profondità d’acqua 1.486,2 metri = 4.876ft nuovo record mondiale, profondità pozzo 6.105 metri = 20.023 ft.
Il pozzo è stato ultimato a fine agosto 1979 senza nessun inconveniente tecnico. Come tutti i record anche questo è stato poi superato, è una cosa normale, ma oltre 33 anni fa una profondità d’acque di 1.486 metri era considerata una barriera fuori dal normale tenendo presenti anche le condizioni meteo-marine di quella parte del nord Atlantico: burrasche, nebbia molto forte e persistente per lungo tempo, presenza di iceberg alla deriva durante l’estate che creavano ulteriore pericolo di collisione oltre la piattaforma. A tale proposito 2 rimorchiatori d’alto mare, provvisti di lunghissimi cavi d’acciaio, erano sempre pronti per imbracare l’iceberg e farlo deviare dalla rotta di possibili impatto con la piattaforma.
Per quanto riguarda l’attuale record mondiale di profondità d’acqua, non so quale sia: forse un altro perito minerario di Voltago, Fabrizio De Marco, che è/era capo piattaforma su una delle attuali più moderne unità galleggianti (Saipem 10.000) potrà dirlo.
Sono rimasto sulle piattaforme fino al giugno 1982 in svariati mari: Mediterraneo, Nord e Sud Atlantico, Mar Giallo (Singapore), Oceano Indiano, ecc.
Nel giugno 1982 la direzione dell’Agip decise, con mio disappunto, di farmi smettere il lavoro di Company Man sulle piattaforme e di trasferirmi come responsabile della perforazione e completamento, sia di mare che di terra, nei vari settori sparsi per il mondo dove l’Agip operava.
La prima sede è stata l’Egitto, seguita dalla Tanzania, Algeria, Grecia, Tunisia, Sud Yemen, Cina, ancora Egitto e per ultimo Libia.
Il 31 dicembre 1993 decisi di smettere e di ritirarmi in pensione.
Pochi mesi dall’inizio della pensione ho incominciato a ricevere varie proposte di lavoro come consulente, alcune le ho accolte, altre le ho rifiutate. In quelle accolte ho avuto il piacere di ritrovare “vecchi” amici e altre persone delle quali avevo sentito parlare ma che non avevo mai conosciute. È stata un’altra esperienza molto positiva, svolta sia a terra che in mare, dall’Italia all’Africa, al Nord Europa, all’Europa dell’Est.

Un caro saluto

Giovanni Rivis