COSTANTINI GIOVANNI – La figura del Perito Minerario

“LA FIGURA DEL PERITO MINERARIO”

“IL PERITO MINERARIO CHE TALE NON DOVEVA ESSERE, ESEMPLIFICAZIONE DELLA VERSATILITÀ DEL PERITO MINERARIO”

Luigi Costantini non sarebbe nemmeno stato degno di fregiarsi del titolo di Perito Minerario, e tampoco sarebbe dovuto diventar Perito Minerario.

Fecero di tutto, la professoressa d’italiano ed il preside del primo anno d’Istituto, a dirottarlo su d’un liceo classico – perché quella, essi riconobbero, sarebbe stata la di lui  giusta allocazione- ma le ineluttabili ed impellenti necessità della vita s’imposero e dettarono il restante corso degli eventi suoi.

Fatto è che il Costantini, di riffa o di raffa, volente o nolente, senza infamia e senza lode (salvo che per le materie letterarie), nel quinquennio 1960-1956 riuscì ad approdare lo stesso al diploma ed a divenire quel che non avrebbe dovuto essere.

Epperò, qual transfuga clandestino, il soggetto fece di tutto per non fare il Perito Minerario, pur facendo tutto quel che un Perito Minerario sarebbe stato in grado di poter fare.

 Con ciò dimostrando la versatilità del Perito Minerario uscito da quella fucina di valenti tecnici ch’era l’Istituto Tecnico Industriale ad indirizzo Minerario “U. Follador” di Agordo.

Ecco, questa è la citazione che, a guisa d’epitaffio, potrebbe compendiare la vicenda umana e professionale del Perito Minerario Luigi Costantini, classe 1945 (19 gennaio), nato a Borca di Cadore (BL), emigrato in Sud Africa nel 1966, rimpatriato nel 1981, gemmologo libero professionista e docente di gemmologia dal 1981 al 2012, tuttora variamente impegolato con la gemmologia in veste di consulente per istituzioni varie, se pur senescente.

Una vita spesa all’insegna della contraddizione, l’ esemplificazione stessa dell’antinomia, in quanto :

  • Pubblicamente affermò, alla consegna dell’ultimo compito in classe di topografia, nel maggio del ’65, che mai e poi mai avrebbe svolto mansioni che in qualche modo avessero avuto a che fare con la topografia. Andò a finire che per ben 7 anni calcò le  rosse terre d’ Africa col teodolite Wildt T2 o il tacheometro Wildt RDS in spalla macinando, ogni dì che Dio allora mandava in Terra, miglia e miglia di savane, boscaglie di savana o tropicali (nel  Nord Transvaal, nel Natal), distese semi desertiche  (del Karoo, nel Northern Cape) e d’altopiano (Transvaal, Orange Free State) , rigogliose piantagioni d’ogni genere e plaghe selvagge (Kruger National Park) o densamente abitate. Nel mentre, ebbe modo di cimentarsi, oltre che nel ruolo di topografo (Senior Land Surveyor), anche in quello di capo cantiere, nelle unità mobili addette alla costruzione di linee elettriche d’alta tensione. Ed è così che – tavole dei logaritmi sempre in scarsella e calcolatrice “Facit” a manovella tenuta a portata di mano più che la vitale  borraccia d’ acqua – dovette dar di piglio a Topografia, Trigonometria, Matematica, Costruzioni e quant’altro. Altro che “mai e poi mai, con tutto quel che segue” ! Con la consolazione, tuttavia, di sentirsi  dar del “tecnico d’oro” dalla direzione, in Ditta, cosa che ne chetò alquanto l’ ambascia  di sfregiare la nomea dell’Istituto Tecnico Industriale Minerario “U. Follador”, dati i propositi di quel dì di maggio. E questa gliela dovette raccontare, al docente di Topografia Ingegner Arcangelo Emma di San Cataldo (Caltanissetta), per il di lui conforto, allorché 21 anni dopo gli rese visita nel corso d’una delle sue scorribande gemmologiche in terra di Trinacria. Con ciò significando che, se pure lui, il Costantini, ce l’aveva fatta con la Topografia, l’insegnamento doveva esser stato di certa e sicura valenza!
  • Ebbe puranco l’ardire di metter beffardamente per iscritto, lo spergiuro -  in uno degli ultimi  compiti  in classe d’Italiano avente come tema “i valori della famiglia”, sempre nel maggio del ’65 – che tutto ciò che s’era dilettato ad  esprimere nel componimento sarebbe per lui rimasto mero esercizio accademico, in quanto personalmente non avrebbe praticato alcunché fino all’età del “mezzo del cammin di nostra vita”. Ebbene, esattamente 3 anni dopo lo sbruffone dovette rifare la carta d’identità, onde inserirvi il nuovo stato civile di coniugato con prole. Venne meno, il tapino, ai suoi propositi giovanili, non rendendosi conto però d’aver vinto un terno al lotto perpetuo ch’ è perdurato sino ad oggi. Neanche a cercarla col lanternino avresti trovato una disposta a far la zingara in Africa per anni, da una roulotte ad un albergo ad appartamenti via uno sotto l’altro, di qua e di là,  fino ad una villetta a bungalow con giardino, di proprietà, nei sobborghi di Johannesburg, a 30 anni appena compiuti. Nel frattempo, il  nostro ebbe pure modo di praticare la materia di studio   “Arricchimento dei Minerali”- essendosi trovato coinvolto in lavori di ricerca mineraria applicata – oltre che l’Inglese, of course, tanto per dire.
  • Ebbe la sfrontatezza d’asserire, sempre nel 1965, che avrebbe evitato come la peste occupazioni in cui si  sarebbe dovuto calare sottoterra, perché lui non sarebbe sopravvissuto manco un giorno senza nutrirsi dell’energia luminosa di “Fratello Sole”. Morale : per altri 7 anni si dovette “fare” tutte le  miniere di diamanti, oro, platino, cromo, manganese, ferro e  carbone dell’Africa Australe al di sotto del fiume Limpopo. Vendeva macchinario per miniere, oltre che per l’impiantistica del laterizio. E si dovette pure accollare tutta l’assistenza tecnica per l’intero Paese, da quel maestoso Rio di confine all’Oceano Atlantico, dal Deserto del Kalahari  all’Oceano Indiano. E così fu giocoforza tirar fuori quel che aveva imparato sui testi di “Arte Mineraria”e di “Meccanica”, oltre che di “Disegno Tecnico”. Altro che “io non vado sottoterra prima del sopraggiungere della  mia ora” !
  • Dovette altresì rimangiarsi la soddisfazione d’esser riuscito a diplomarsi lasciandosi alle spalle il “buco nero” dell’Ottica Cristallografica ( “Mineralogia”), di cui nel 1963 non aveva poi capito quel granché, affé sua. Pensava d’averla fatta franca, ed invece 18 anni dopo se la dovette ristudiare da capo, il fedifrago – e stavolta capendola bene, perché non puoi insegnare qualcosa che neanche tu hai capito – allorché nel 1981, al rientro in Italia, venne accalappiato dall’amico e compagno di banco  e d’avventure sudafricane Raffaele Zancanella di Cavalese e fuorviato dal tragitto che s’era proposto. Nutriva una gran passione per il Regno Vegetale, ma già da qualche anno s’era inoltrato pei sentieri ammalianti d’altre gemme – quelle del Regno Minerale, piuttosto che quelle del Regno Vegetale -  dedicandovi intensi studi condotti per il tramite del celebre ( a livello mondiale) GIA, il Gemological Institute of America. E fu così che, invece che sguazzare  nella Botanica, si ritrovò inghiottito dal maelström delle pietre luccicanti, a navigare nel mare magnum della Gemmologia, e quindi  della “Mineralogia”, della “Geologia” e della “Fisica Ottica” delle quali quella è figlia. E gli vennero buone anche ed ancora l’ “Arte Mineraria”, la “Trigonometria”, la “Chimica”, la “Storia” ed il solito “Inglese”. Eh già, il Costantini dovette utilizzare tutto quel che l’Istituto (Minerario) gli aveva provvisto e consegnato a corredo, se volle esercitare non solum  l’arte e la professione del Gemmologo, sed etiam  quella di docente di Gemmologia. Prima portando (col summenzionato Zancanella) le insegne di rappresentanza del citato  GIA, per 7 anni, e poi in solitaria, per i rimanenti 21 (strane, quasi bibliche,  tutte quelle scansioni settennali, nella sua vita) sventolando la bandiera di rappresentanza (in esclusiva per l’Italia) d’ un altro Istituto di fama internazionale, l’International Gemological Institute  (IGI) di Anversa, Belgio. “Così è, se vi pare” (pirandellianamente),  se vuoi praticare in proprio quella professione nonché  condurre Corsi di Formazione rivolti ad adulti professionisti  del settore gioiellier-orafo, aventi come argomento : l’ Identificazione  e l’ Analisi Qualitativa e la  Valutazione del Diamante, delle Gemme di Colore e delle Perle, il Riconoscimento dei Sintetici, il Taglio e la Sfaccettatura delle Gemme di Colore; se vuoi tenere Seminari d’Aggiornamento, Conferenze ed Incontri di Lavoro, in tema, puranche per Associazioni di Categoria, Centri di Formazione etc. etc.  E fu così che il Costantini Luigi, di vocazione pantofolaro, dovette invece caracollare  incessantemente da un capo all’altro dello Stivale,  e pure su e giù per l’Europa, e magari anche in Sud America ed in Cina, se non bastasse.

E così il nostro pervenne all’ “età dei tre metalli”, in cui si tirano le somme d’una vita. Uno direbbe che, nuotando sempre contro corrente, il soggetto non possa esser rimasto tanto soddisfatto dell’esistenza sua. Si narra invece che, se così non fosse stato, egli non avrebbe raccolto tutte le soddisfazioni e le gratificazioni, gli (immeritati) onori e l’appagamento  che gli son piovuti addosso e che han reso la sua vita piena ed interessante assai, oltre ogni aspettativa, speranza od immaginazione giovanile.

Se quella fucina ch’è stato l’Istituto Tecnico Industriale Minerario “U. Follador” di Agordo non avesse forgiato l’ibrido che n’è scaturito – amalgamando, con fuoco incudine e martello, la naturale inclinazione  alle Belle ed Umanistiche Lettere al rigore della Scienza ed alla versatilità della Scienza  Applicata che è la Tecnologia – il Luigi Costantini non avrebbe esperimentato una vita di così poliedriche e peculiari esperienze, non solo in ambito lavorativo ma altresì sul piano personale ed umano.

Egli non avrebbe avuto modo alcuno d’esercitarsi  nella (a detta dei suoi allievi) non facile arte di talmente coinvolgerli in una materia che qualche difficoltà offre, da far loro scordare il trascorrere delle settimane. E ciò fu oltremodo appagante. Fu perché gli riuscì di trasmutare l’ottica cristallografica in poema e la trigonometria che la sottende in metrica dello stesso? Oppure perché, nello svelare i “segreti” della “materia pietra” – quelle proprietà ottico/fisiche/mineralogiche che le conferiscono quella bellezza che il taglio estrinsecherà e farà risaltare – ha ammantato il tutto di lirico  misticismo, una sorta di “romanzo del Creato e del Creatore” ? “Romanzo” che ha impastato Geologia con Storia e Letteratura, Mineralogia e Valutazione dei parametri qualitativi con Matematica e Religione ?   Fu perché, in realtà, non s’industriò tanto a far apprezzare il valore monetario delle gemme, quanto invece la “mistica delle gemme” che tale valore sottende ? Parecchi dei suoi allievi tuttora lo sostengono, omaggiandolo d’un saluto e d’un ricordo.

Sarà. Fatto è che permane l’interrogativo : una vita così produttivamente contradditoria fu un destino già segnato oppure un adattamento darwiniano ? Il Costantini non lo saprebbe dire. È semplicemente divenuto quel che non avrebbe dovuto essere, ha semplicemente fatto quel che non avrebbe dovuto o voluto fare. Sic et simpliciter. Ma, del resto, egli non sarebbe nemmeno dovuto nascere, se è per quello.  La di lui  madre ebbe a trascorrere gli ultimi tre mesi di gestazione a letto, sotto minaccia d’ aborto. E poi si contano fino a  dieci le volte che, in maniera palese e palmare, la Dama nero-vestita e falce-munita gli si fece incontro minacciosa. Compresa quella in cui, a caccia di smeraldi sulle Ande colombiane sulla via di  Muzo, celebre miniera, si trovò puntati in faccia quindici Kalashnikov. Compresa quella in cui, per lavoro all’interno del Kruger National Park, si trovò oggetto di due finte cariche d’un elefante infastidito. Dieci quintali di ciccia che ti piombano addosso fermandosi a dieci metri da te non è qualcosa da “Scherzi a Parte”.  La terza carica non ci fu, altrimenti non vi sarebbe testimonianza alcuna del fatto.

Quindi, se quel Perito Minerario  è arrivato sin qui, facendo quel che ha fatto o quel che non voleva fare, sopravvivendo agli assalti del Rio Destino, una qualche ragione ci deve pur essere. Solo Dio lo sa. Fine della storia.